La competitività europea non può essere misurata soltanto dalla capacità di produrre beni e servizi all'interno dell'Unione. È necessario garantire che il valore economico generato rimanga nei territori europei, sostenendo occupazione di qualità, sviluppo locale e coesione sociale. È questo il messaggio lanciato da Cooperatives Europe nel position paper “Towards a Sustainable and Cooperative Made in Europe”, condiviso e sostenuto anche da CECOP, la Confederazione europea delle cooperative industriali e di servizi.
Il documento si inserisce nel dibattito europeo sul futuro della politica industriale e sul concetto di “Made in Europe”, promosso dalle istituzioni europee per rafforzare la competitività dell'industria continentale, ridurre le dipendenze strategiche da Paesi terzi e accrescere l'autonomia economica dell'Unione. In questo contesto, il movimento cooperativo europeo propone di andare oltre il semplice criterio geografico della produzione, introducendo una riflessione sulla proprietà delle imprese e sulla destinazione del valore generato.
Secondo Cooperatives Europe, le cooperative rappresentano un modello imprenditoriale capace di garantire che la ricchezza prodotta resti nelle comunità locali e nell'economia europea grazie alla proprietà collettiva, alla governance democratica e al reinvestimento degli utili nell'impresa e nel territorio. Il documento sottolinea come le cooperative contribuiscano alla creazione di lavoro di qualità, all'inclusione sociale, alla sostenibilità ambientale, alla resilienza economica e al rafforzamento delle filiere produttive europee.
Particolare attenzione viene dedicata alla revisione della Direttiva europea sugli appalti pubblici. Cooperatives Europe propone che i futuri criteri del “Made in EU” riconoscano un valore aggiunto alle imprese che non solo producono in Europa, ma mantengono in Europa il valore creato, favorendo così modelli imprenditoriali che contribuiscono direttamente alla crescita delle economie locali e regionali.
Su questa linea si colloca anche CECOP, che da tempo evidenzia il contributo delle cooperative industriali e di servizi alla reindustrializzazione europea. Secondo la Confederazione, strumenti come i workers buyout consentono di preservare attività produttive a rischio di chiusura, salvaguardando posti di lavoro, competenze e know-how e mantenendo il valore economico all'interno dei territori. Le cooperative dimostrano infatti che competitività, sostenibilità ambientale e inclusione sociale possono procedere insieme e rappresentano un elemento strategico per il rafforzamento della base industriale europea.
Per Confcooperative, queste proposte confermano il ruolo centrale del modello cooperativo nelle future politiche industriali europee. In una fase caratterizzata da profonde trasformazioni economiche e geopolitiche, riconoscere il valore aggiunto delle cooperative significa investire in imprese che generano sviluppo duraturo, occupazione di qualità e benefici condivisi per le comunità e i territori.
Il messaggio che arriva dal movimento cooperativo europeo è chiaro: per costruire un vero “Made in Europe” non basta produrre in Europa. Occorre anche garantire che il valore creato rimanga in Europa.