Le preoccupazioni non riguardano solo l'aumento dei volumi delle importazioni, che esercitano una pressione particolare su settori sensibili come quelli della carne bovina, del pollame e dello zucchero, ma anche le persistenti asimmetrie in materia di norme di produzione, requisiti ambientali, norme sul benessere degli animali, uso di prodotti fitosanitari e norme sul lavoro, sui quali l'UE non ha ottenuto garanzie in grado di rassicurare realmente i produttori e i consumatori.
Difatti, la recente relazione di audit della DG SANTE sulla carne bovina e l'uso continuato di ormoni non fa che rafforzare queste preoccupazioni sia per i produttori che per i consumatori.
È quindi profondamente preoccupante che l'accordo venga portato avanti in applicazione provvisoria, non solo ignorando le preoccupazioni della comunità agricola, ma anche contraddicendo le ripetute assicurazioni della Commissione secondo cui un accordo commerciale così ampio e controverso non sarebbe stato attuato senza il consenso globale del Parlamento, soprattutto dopo il recente voto di rinvio alla Corte di giustizia europea.
La politica commerciale non dovrebbe andare a scapito del modello agricolo europeo. Il settore agricolo è già sottoposto a una notevole pressione economica a causa dell'aumento dei costi dei fattori di produzione, delle sfide climatiche e della volatilità dei mercati. Procedere in questo modo lascerà un segno politico duraturo e rischia di minare ulteriormente la fiducia tra le istituzioni europee e le comunità rurali.